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"Arte e Fotografia", Aaron Scharf. A p. 239 vi è una riproduzione di strip (proto-strip, img 164) di Wilhelm Busch, che oltre a mettere in mostra la radicalità dell'innovazione del vignettista sequenziale propone anche una vignetta finale che, nel suo avere "un'inventiva più ricca dei pittori"(Scharf, ibid., p. 240) prelude tanto agli esperimenti di Balla o Bragaglia quanto alla compresenza delle quarte dimensioni in Duchamp, quanto alla deformazione dei corpi di Bacon. Nella perfezione del suo mostrare l'andamento del tempo, già caratteristica fondamentale di Busch soprattutto nell'ottica di ciò che avrebbe generato - buona parte del fumetto occidentale contemporaneo deriva dalla sua lezione - grazie alla sua maestrale raffigurazione delle posizioni corporee ed al suo modo di rendere finalmente fluido il passaggio da vignetta a vignetta, il fumettista riesce inconsapevolmente a raffigurare nella vignetta/fotografia finale non il risultato di uno spostamento nel tempo fisico reale, ma una fotografia dei diversi tempi *della vignetta stessa*. Il tempo come potrebbe essere percepito dai personaggi del fumetto, composto di istanti singoli separati da un enigmatico vuoto. Le immagini sovrapposte del negativo prodotto non sono continue, sono spezzettate. Come viene percepito il tempo dall'interno di un fumetto? Capirlo ci aiuterebbe sicuramente a capirne di più sul come viene percepito da noi stessi. Quando salgo su un autobus, ricordo l'istante in cui l'autobus arriva, quello in cui la porta si apre, quando salgo, quando guardo il conducente, quando timbro, quando cerco un posto libero, quando mi siedo. Non ho un ricordo fluido dei momenti intermedi. E' forse così lontano da quanto descritto negli stacchi temporali di Busch?
